"Ti capita di vedere doppio?" Mi capita di rivolgere sempre più frequentemente questa domanda non solo ai bambini, ma anche agli adulti.
A questa domanda rivolta ad un bambino dopo aver osservato la difficoltà con adeguati test, il bambino risponde "Sì".
I genitori sono stupiti e affermano che il loro figlio non lo aveva mai detto prima. Faccio notare che, forse, nessuno lo aveva mai chiesto.
E se a vedere doppio è un adulto?
La prima reazione è di grande spavento. Gli vengono proposti esami per escludere il peggio (tac, risonanza magnetica…). Quando sono escluse patologie gravi, viene suggerito di chiudere un occhio o proposti interventi chirurgici di esito incerto.
Ma come si arriva ad una situazione di visione doppia o diplopia?
La ragione più frequente è la pregressa presenza di una deviazione oculare latente, o eteroforia, non diagnosticata. La eteroforia (esoforia, exoforia o iperforia) è peggiorata nel tempo fino al punto di scompenso, cioè quello in cui l'attività fusionale non riesce più a compensare lo squilibrio.
La muscolatura oculare "tira" in direzione opposta a quella richiesta dal sistema visivo, lo sforzo diviene sempre più grande fino al punto di rottura della visione binoculare. E così, improvvisamente (ma non inspiegabilmente) si vede doppio.
È sempre possibile, con adeguati test, misurare l'entità dello sforzo prima che avvenga la rottura e intervenire preventivamente. Per questo è molto importante la diagnosi preventiva.
Quando la rottura del sistema binoculare è già avvenuta è comunque possibile un recupero. Si tratta infatti di rieducare un sistema che era in grado di vedere singolo fino a poco tempo prima.
Occorre agire tempestivamente con esercizi di mobilità oculare e fusione fino a trovare la piccola area di non diplopia del paziente. Da lì si può procedere ripristinando gradualmente la visione singola a tutte le distanze.
In caso di diplopia costante per tutte le distanze si utilizzano temporaneamente dei prismi per facilitare il recupero.