In molti campi di terapia è avvenuta un'evoluzione nella concezione della cura. Da trattamenti puramente sintomatici delle malattie si è passati a una considerazione più globale della persona. Ma scarsa attenzione è stata prestata ai problemi della vista.
Attraverso misurazioni si valutano il deficit visivo, si calcola l'alterazione o l'eventuale compromissione del campo visivo con sofisticate strumentazioni e sulla base dei risultati viene proposta una correzione tramite occhiali, lenti a contatto o interventi chirurgici nel tentativo di ripristinare la perfezione del percorso ottico.
Nei casi in cui non è possibile intervenire, la persona viene liquidata con una serie di documentazioni che riportano in cifre e dati l'entità del danno e preoccupanti previsioni riguardo un'inevitabile, progressiva perdita della capacità visiva.
Anche nel caso in cui vengano prescritte lenti o tentati interventi chirurgici è molto frequente che la soluzione sia solo temporanea e che il disturbo riprenda imperturbabile il suo corso lasciando la persona con un intimo o manifesto senso di frustrazione e impotenza.
Quasi nessuno si chiede: “Cosa sta tentando di dire il corpo attraverso un disturbo visivo e quali vantaggi può trarne?
La luce fisica emanata dagli oggetti viene modulata dal percorso ottico e trasformata dai recettori della retina tramite adeguate reazioni chimiche in impulso nervoso per poi divenire luce - coscienza.
L'occhio viene illuminato nel duplice significato di rischiarato da una sorgente luminosa e dotato di una consapevolezza superiore. Aprire gli occhi per accogliere la luce in forme e colori nuovi è uguale a vivificare le matrici interiori della mente per allargare il campo di coscienza; sul piano ottico estendere, ampliare il campo di vedute è uguale a potenziare lo sviluppo della funzione visiva.
Attraverso gli occhi avviene dunque uno scambio tra un mondo interiore della mente con i suoi codici di conoscenza, i suoi concetti, il suo sistema di comprensione, determinati sia dall'esperienza individuale che dalla cultura universale, e un mondo esteriore costellato di oggetti con diverso aspetto e riferimento nello spazio.
Nel momento in cui percepiscono gli occhi non accolgono solo le informazioni circa gli oggetti e le scene della realtà, ma anche il loro correlato emotivo, la loro valenza affettiva per la persona che le recepisce in un determinato momento.
Per modulare gli stati emotivi evocati dagli esercizi di rieducazione visiva ad alcuni pazienti propongo la floriterapia.
All'insorgere di un disturbo di vista
Le immagini che si vengono a creare sono alterate; la realtà che fino a qualche tempo prima appariva in un certo modo risulta cambiata secondo modalità molto particolari, specifiche di uno stato più complessivo della persona in quel momento dato.
Si può dire che per i suoi equilibri esistenziali la persona abbia bisogno di difendersi da una realtà troppo disturbante modificandola in modo da renderla più accettabile, più tollerabile. Lo sfuocamento rende un oggetto dalle linee più morbide, emotivamente più sopportabile mentre un'immagine nitida è troppo incisiva.
Ogni persona, comunque venga definito il disturbo, ha un suo modo particolare di distorcere la visione delle cose per seguire un preciso messaggio simbolico che va esplorato e compreso.
Da un certo punto di vista i metodi correttivi non fanno che allontanare la persona da se stessa, essi fanno violenza a un tentativo di espressione del corpo. Gli occhi attraverso la distorsione della realtà che operano stanno tentando di comunicare qualcosa e lo fanno insistentemente, alle volte in modo drammatico.
Questa realtà che l'organismo ha cercato in tutti i modi di rendere più tollerabile attraverso lo sfuocamento viene riproposta dalla comunità sociale come obbligo, in decimi di acuità visiva.
Eppure gli occhiali servono
Gli occhiali permettono di svolgere una serie di attività altrimenti impedite da una vista difettosa costituendo un compromesso tra le onnipotenti esigenze di espressione dell'anima e il bisogno di vivere come essere sociale bene, o al meglio possibile, in relazione con gli altri.
Però è importante tenere presente che le lenti correttive non rappresentano mai la cura, la soluzione ad un problema visivo, ma semplicemente uno strumento, di cui poter disporre secondo i criteri del momento, che aiuta a raggiungere e mantenere una certa efficienza pratica.
Inoltre, a livello percettivo, le lenti ricordano all'organismo come potrebbe essere una realtà più nitida, in quale direzione tendere per migliorare; ma quella realtà, percepita attraverso un mezzo esterno, è alienata da se stessi.
Quando sono gli occhi che riescono a migliorare una visione che si riteneva irrimediabilmente deteriorata, quando l'esperienza percettiva è diretta dall'interno e non attraverso ausili ottici si ha la magica sensazione di entrare in contatto con una potenzialità inesplorata, di interagire con una funzione ricchissima di connessioni autonome, ma che ha dei canali aperti alla partecipazione attiva della mente.
E' la persona stessa che aiuta i suoi occhi a vedere nitido e loro incredibilmente rispondono mettendo in atto una serie di trasformazioni interiori di un modo d'essere legato a quel disturbo.
Queste trasformazioni diventano la via di comunicazione con il proprio disagio e la nitidezza la via d'uscita da raggiungere gradatamente, senza fretta eccessiva, seguendo i tempi che l'anima è disposta ad accettare, istante per istante.
Un vero processo terapeutico dovrà quindi curare la vista rivolgendosi direttamente ai suoi organi, agendo sui motivi di blocco e rieducandone la funzione.
Coloro che soffrono della condizione dei loro occhi, che sono insoddisfatti dell'utilizzazione delle lenti correttive perché si sentono intimamente vittime di un progressivo processo negativo che non riescono né ad arrestare né a comprendere, saranno probabilmente disponibili a intraprendere una via terapeutica che non comporta l'assoggettamento passivo a strumentazioni di tecnologia avanzata, ma la partecipazione attiva a un costante lavoro di rieducazione percettiva.
Incredibilmente i risultati di tale metodologia si evidenziano piuttosto rapidamente e perdurano nel tempo, l'unica difficoltà consiste nell'accettare di guardarsi dentro per cambiare tutto ciò che sta insieme a quel modo di vedere che si è scelto di modificare.
Stupisce pensare che bastino dei semplici esercizi visivi per produrre dei cambiamenti così radicali nella capacità visiva di una persona. Ma non bisogna dimenticare che la Natura è in grado di mettere in moto dei sistemi di modificazione, di equilibrio, di guarigione che rivelano la sua grandiosa potenzialità anche al piccolo terapeuta.