Sono miope da quando frequentavo le elementari. I miei primi occhiali avevano un diametro di circa 8 cm. Credo sia superfluo farvi capire l’imbarazzo! Nonostante tutto mi sono abituata, ed ecco che gli occhiali sono diventati dei “fedeli” compagni (è deprimente vedere con quale facilità si impossessano di te…).
Inizia così la mia corsa agli occhiali: almeno una volta all’anno le mie lenti andavano cambiate e diventavano sempre più spesse. Non avevo uno specialista di fiducia: ogni volta lo cambiavo nella speranza di sentirmi dire qualcosa di nuovo rispetto al solito: “Studi tanto? Eh, questo contribuisce molto al progredire della tua miopia. Non c’è nulla da fare per arrestarla o migliorarla; purtroppo è una cosa a cui bisogna arrendersi… mi spiace.”
Pensavo che il mio caso fosse unico e che nessuno specialista fosse in grado di capirmi fino in fondo. Ognuno aveva la sua perla di saggezza da propinarmi: “Pensa a chi non vede del tutto”, “Cosa dovrebbe dire Caio che ha perso un occhio?”, “E Sempronio che è sempre stato strabico?”.
La miopia era diventata un’ossessione: pensavo continuamente che non ci vedevo e che avrei continuato a peggiorare. Per cercare di controllare la situazione evitavo di leggere se non lo stretto necessario e non guardavo mai la televisione. Questa rigidità non mi ha permesso di vivere bene gli anni di scuola, di appassionarmi a quello che studiavo e di approfondire gli argomenti che più mi interessavano.
Prima di conoscere Cristina Zandonella ero diventata ulteriormente ipocondriaca e paranoica nei confronti dei miei occhi: avevo la sensazione che il loro destino fosse segnato e che da un momento all’altro avrei perso la vista. Mi svegliavo nel cuore della notte e accendevo la luce per accertarmi che fossi ancora in grado di vedere e mi capitava spesso di sentire il mio occhio sinistro pulsare, come se stesse per esplodere.
Avevo inoltre sperimentato il mio primo episodio di aura oftalmica che mi aveva fatto spaventare parecchio, avendolo attribuito a un distacco della retina. La tensione fisica e mentale cresceva e nessuno era in grado di aiutarmi. Credevo che l’unica speranza fosse l’operazione, ma non mi piaceva l’idea che qualcuno modellasse i miei occhi.
La svolta
Un giorno mia zia mi racconta di aver incontrato al San Raffaele una paziente di Cristina Zandonella che le parla, con entusiasmo, della sua esperienza rieducativa (la vita può realmente cambiare grazie a una piccola coincidenza…).
Dopo aver divorato il sito internet in poco tempo, prendo il mio primo appuntamento. Da allora sono passati circa due anni e il rapporto con i miei occhi è totalmente cambiato, anche se la strada da fare è ancora lunga.
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Cristina, senza promettere guarigioni facili, mi ha permesso di assumere un ruolo attivo nel processo di guarigione
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Ho capito come ascoltare i miei occhi: prima li percepivo come un’entità a parte che mi procurava fastidi e preoccupazioni, ora sono come dei fratelli più piccoli da accudire
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Ho imparato a rilassare gli occhi e un po’ la mente
Gli occhi e la visione sono strettamente legati al nostro modo di pensare, alle nostre emozioni e alla nostra esperienza. Proprio per questo ho deciso di intraprendere il cammino del rieducatore visivo e ho deciso di approfondire il mio percorso di studi in psicologia.
Vorrei poter aiutare, come Cristina sta facendo con me, le persone che desiderano cambiare il proprio rapporto coi i disagi visivi.
Paola Parini
Psicologa - Coordinatrice Associazione rieducazione visiva metodo Zandonella