Gli occhi sono due e comunicano tra di loro. Infatti i muscoli dei due occhi sono sempre stimolati simultaneamente. La libertà di rotazione e movimento degli occhi viene “limitata” dal rapporto binoculare, questo al fine di favorire un buon orientamento spaziale. I movimenti binoculari si riassumono in versioni e vergenze
Le vergenze sono i movimenti dei due occhi in direzioni opposte, quindi movimenti disgiunti.
- Se gli occhi si volgono uno verso l’altro, avviene un movimento di convergenza. Questo accade quando un oggetto si avvicina al viso.
- Se l’oggetto si allontana dal viso, avviene un movimento di divergenza. Gli occhi si portano gradualmente in posizione parallela.
Anche una piccola foria (deviazione latente) influisce sulla messa a fuoco. Tutti gli esercizi che mettono in azione le vergenze sbloccano e rendono elastica l’accomodazione.
Per William Bates l’occhio modifica la sua forma a seconda della distanza alla quale deve accomodare. I muscoli oculomotori cambiano un po’ la forma del bulbo a seconda di dove si guarda.
L’optometria comportamentale aggiunge che l’occhio cambia l’accomodazione a seconda che diverga o converga. Mette in relazione il cambio di messa a fuoco sempre ai muscoli oculomotori, ma nello specifico a quei movimenti di tali muscoli dissociati tra i due occhi, cioè i movimenti di convergenza (un occhio verso l’altro) e di divergenza (uno in direzione opposta all’altro). .
L’accomodazione è legata alla convergenza/divergenza. Per esempio, se un miope ha un atteggiamento esoforico vuol dire che quando guarda lontano non disaccomoda a sufficenza, è sotto sforzo, la visione resta predisposta per il vicino. Viceversa se un paziente è exoforico sapremo che quando guarda vicino si sforza perché i suoi occhi restano predisposti per la visione lontana.
A seconda dell’atteggiamento oculare che risulta prevalente (in una condizione di disequilibrio) possiamo capire se gli occhi del paziente sono predisposti a mettere a fuoco lontano o vicino.
Lo stereoscopio diviene uno strumento fondamentale sia per capire l’atteggiamento del paziente sulle due distanze, sia per interpretare la correzione migliore per il suo assetto binoculare. Fondamentale è guardare sempre come stanno lavorando gli occhi uno rispetto all’altro
In caso di tropie, cioè di strabismo manifesto il discorso cambia. Non è più una questione di sforzo, ma di vero e proprio blocco.