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Da Flatlandia alla rieducazione visiva

Flatlandia è un racconto fantastico a più dimensioni scritto nel 1882 dal pedagogo inglese Edwin A. Abbott. Il suo messaggio è ancora attuale, in particolare per le persone interessate alla rieducazione visiva.

Flatlandia è un mondo piatto, senza altezza, popolato da linee, triangoli, poligoni e cerchi. Un giorno una sfera, elemento tridimensionale sconosciuto, attraversa Flatlandia. Gli abitanti, impauriti, non riescono a entrare in relazione con l’oggetto misterioso (prima un punto, poi un cerchio che via via si allarga, per poi cominciare a rimpicciolirsi fino a sparire). I loro sensi percepiscono solo due dimensioni.

Ma attenzione, “Flatlandia è qualcosa di più che un brillante manualetto divulgativo di geometria avveniristica” come scrive Masolino D’Amico nella prefazione.

In effetti, dopo le prime pagine subentra un atteggiamento di superiorità nei confronti di quegli abitanti impantanati nella loro pianura bidimensionale. Ma poco a poco l’autore, che scrisse questo jeu d’esprit prima che Einstein rivoluzionasse il mondo con la teoria della relatività, insinua tra le righe un dubbio: “Siete sicuri, lettori abitanti di Spacelandia, che non esista un mondo superiore da cogliere?”.

Le potenzialità degli occhi

Non sono in grado di addentrarmi in complesse riflessioni sul tempo (la quarta dimensione di Einstein), sulla natura umana o sull’esistenza di Dio. Posso però ricordarvi:

  • il perentorio invito di Abbott all’apertura mentale
  • le ispirate parole di Jovanotti che in “Safari” canta: “Se ho imparato a contare fino a 7, vuol mica dire che l’8 non esiste…”.

In particolare, mi rivolgo alla maggior parte delle persone con problemi di vista che accettano in maniera acritica frasi un po’ superficiali e scontate del tipo: “La miopia è ereditaria ed è destinata a peggiorare con la crescita”. Oppure: “La presbiopia è inevitabile, dopo una certa età”. O peggio ancora: “Tanto i bambini non collaborano, gli esercizi di riabilitazione sono una perdita di tempo… e di denaro!”.

Certo la rieducazione visiva non è indicata per le persone pigre, che amano le scorciatoie, o che non riescono a ritagliarsi quindici minuti al giorno per la pratica degli esercizi.
Ma ci sono anche persone che vogliono capire, che vogliono avere un ruolo attivo rispetto al proprio disagio visivo, che sentono di poter fare qualcosa, o che vogliono essere un po’ più autonome nella vita pratica di tutti i giorni.

Prima di considerare persa per sempre la stereopsi, un occhio ambliope inutile, uno strabismo un fatto ineluttabile, una diplopia incurabile, verificate se esistono possibilità di recupero!
Non fatevi terrorizzare, come gli abitanti di Flatlandia, dalla sfera che attraversa un mondo piatto. E non ricordatevi della tridimensionalità solo quando andate al cinema per vedere un film in 3D.

Ci sono rivoluzioni sensoriali a portata di mano

Enrico Forzato
Segretario generale Associazione rieducazione visiva metodo Zandonella

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