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Vista ed età

La vista è un sistema che cambia a seconda delle fasi della vita che si stanno attraversando. L’età del paziente ci dice quali sono le difficoltà a cui può andare incontro e le esigenze del momento.
  • Il bambino da uno a cinque anni ha una grande plasticità e sta formando la sua visione. Può peggiorare molto velocemente e migliorare altrettanto rapidamente a seconda della strada che lo incoraggiamo a prendere.
    Per lui l’acuità visiva non è molto importante e difficilmente ci dirà di non vederci bene perché non ha termini di paragone. Spesso non ci avverte neppure se vede doppio in quanto lo considera normale.
    Approfondimenti sullo strabismo.
    Per preparare i bambini che non sanno leggere alla prima visita o alla visita oculistica.

  • Il bambino dai sei ai dodici anni è entrato in età scolare. Impara a leggere e scrivere. Sperimenta l’importanza dell’acuità visiva ed è in grado di dire se vede male la lavagna.
    La sua vista è sottoposta a una serie di impegni e sollecitazioni prima sconosciuti, non è più l’epoca del gioco nello spazio. Purtroppo alla scuola e al piacere della lettura si aggiungono sovente i videogiochi e il computer.

  • Dai tredici ai diciotto anni il giovane attraversa la pubertà ed è soggetto a modificazioni fisiche e psicologiche così grandi che alle volte non si possono prevedere, ma solo osservare mentre accadono.
    La vista può cambiare molto in questi anni; specialmente la miopia è soggetta a peggioramenti anche molto rapidi. Altri disturbi quali l’ipermetropia possono invece avere dei miglioramenti spontanei significativi.
    In questa fase è importante seguire bene il ragazzo con la correzione affinché gli occhi non siano sottoposti a sforzo. Spesso è anche un periodo in cui non si fanno volentieri gli esercizi di rieducazione perché si ha altro per la testa. Anche in rieducazione è necessario adottare un approccio molto più morbido. Quando il disturbo è rilevante propongo le lenti a contatto semirigide anche perché è un’età in cui l’immagine fisica è importante.

  • Dai diciotto anni in poi se il giovane frequenta l’università, la vista è di colpo sottoposta a un nuovo tipo di sforzo: per gli occhi è un eccesso di lavoro accomodativo e per la mente una continua ansia di prestazione legata agli esami e alla tesi. Se entra direttamente nel mondo del lavoro c’è comunque una fase di adattamento a nuove richieste e sollecitazioni per la vista di cui tenere conto.

  • A quarant’anni la vista ha un cambio radicale. Ma non mi riferisco al solito discorso che incomincia a ridursi l’accomodazione e inizia l’insorgere della presbiopia. È molto di più: avviene un vero e proprio cambio di sistema. I vecchi impulsi che si davano agli occhi per mettere a fuoco non funzionano più, bisogna cambiare comunicazione.
    Per esempio, quasi sempre avviene un rilascio della convergenza, si può dire che questo avvenga perché la muscolatura oculare diviene meno tonica, ma preferisco considerarlo un processo più profondo. É come se sopraggiungesse l’età in cui possiamo lasciar andare qualcosa, non dovessimo più controllare tutte le immagini in arrivo, ma potessimo accoglierle più benevolmente. Corrisponde a una fase di maturità anche per gli occhi.

  • Dopo i sessant’anni, come per altre parti del corpo, inizia una fase in cui tutto diviene un po’ più rigido. La rieducazione ha in questa fase il compito di ammorbidire e mantenere elastica la muscolatura oculare e il sistema di messa a fuoco. L’attenzione verso il mondo esterno comincia in alcuni casi gradualmente ad affievolirsi iniziano a riscontrarsi patologie che esprimono proprio questo allontanamento dalla realtà quali la cataratta o la maculopatia senile.
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