Bates descrive pochissime pratiche nel suo libro, per questo considero improprio parlare di “Metodo Bates”. In realtà tante scuole hanno diffuso a modo loro le conoscenze da lui trasmesse.
Anch’io nel corso degli anni ho fatto tesoro delle sue intuizioni e delle sue indicazioni pratiche. Negli esercizi che attualmente propongo si ritrovano sempre i principi di Bates.
I principi fondamentali di funzionamento dell’occhio e di alcune facoltà mentali implicate nell’atto del vedere costituiscono infatti la base su cui creare esercizi di rieducazione.
I principi che reggono il normale funzionamento di un occhio sano devono essere ricreati in un occhio con difetto di vista. Tutti possediamo una memoria profonda di quello che gli occhi fanno quando ci vedono bene, anche chi ha sviluppato molto presto un difetto visivo. Il nostro sistema visivo sa quello che deve fare per vederci bene, ha solo bisogno che qualcuno lo aiuti a ricordare. Fortunatamente gli occhi preferiscono vederci bene quindi, una volta appreso il funzionamento corretto, tenderanno a ricercarlo e a mantenerlo.
Secondo Bates tutte le pratiche devono comprendere due momenti:
- il rilassamento mentale
- l’educazione visiva.
Praticando gli esercizi, la persona apprende coscientemente il modo corretto di esercitare gli occhi. Questo processo di educazione alla visione non comporta alcuno sforzo.
L'osservazione fondamentale di Bates è che i vizi di rifrazione, e quindi l’acutezza visiva, cambiano. Se osserviamo una persona in un determinato momento, avremo una certa risposta visiva. Un altro giorno, in una situazione diversa, potremmo valutare la sua vista differentemente.
Optimum e Pessimum
Soggetti con stessa grandezza ottica, che esprimono gli stessi decimi, alla stessa distanza, vengono visti meglio o peggio a seconda dell'impatto emotivo che hanno con il soggetto. In generale gli oggetti famigliari rappresentano spesso degli optimum perché vengono facilmente riconosciuti dalla mente e non comportano sforzo interpretativo. Ad esempio:
- il volto della madre, per il bambino, è un optimum
- la tavola ottotipica è un pessimum (le persone la guardano con la tensione di chi affronta un esame di vista).
Bates sostiene che quando una persona è in grado di trasformare in optimum tutti gli ottotipi, è in grado di vedere con vista normale qualsiasi altra cosa. Per questo, egli propone di esercitarsi a leggere ripetutamente la tavola ottotipica, cercando di discriminare le righe più piccole che si riescono a scorgere, fino ad acquisire familiarità con il compito.
La lettura della tavola viene effettuata anche prima e dopo l'esecuzione di tutte le pratiche descritte. Questo agisce come controllo dei cambiamenti di capacità di messa a fuoco degli occhi e come stimolo retroattivo a un ulteriore miglioramento. La lettura della tavola costituisce dunque uno degli esercizi principali proposti da Bates.
Ai bambini chiedo spesso “Quando ti sei accorto di non vedere bene?" "Alla lavagna."
Il bambino non risponderà mai alla televisione, è sempre la lavagna. La lavagna è uno schermo visivo che mette il bambino di fronte ad una prova della vista alla distanza, in una situazione in cui deve apprendere attraverso l'osservazione di parole che non conosce.
Negli adulti invece c'è spesso un calo di vista quando si cambia città o il lavoro. Evidentemente anche lì l'occhio è bombardato di stimoli nuovi in un momento in cui è emotivamente in difficoltà.