Cristina Zandonella festeggia con voi 30 anni di attività

A testa in giùCaro lettore,

sono passati trent’anni dal giorno in cui da timida e miope insegnante di Yoga mi accingevo a proporre un corso di “Yoga per la vista” utilizzando il bello spazio a mia disposizione in via Novi a Milano. Lo avevo chiamato “Bodymind” e proponevo discipline che operavano sulla relazione mente – corpo.

La passione per la psicosomatica mi aveva spinto ad iscrivermi alla Facoltà di Psicologia, sicura che questo indirizzo di studio avrebbe valorizzato le esperienze e le acquisizioni ottenute attraverso anni di pratica dell’antica disciplina dello Yoga.

Il destino volle che al corso partecipasse la giornalista Paola Lazzarotto del quotidiano “Il Giorno” che vide in poco tempo migliorare nettamente la sua miopia di 2,00 diottrie. E ancora fu un caso che il direttore del quotidiano valutasse la notizia meritevole di essere pubblicata in prima pagina e presentata nella terza con suggestive foto a colori che mi ritraevano a testa in giù in posizione yoga.

Era il 12 ottobre 1983 quando uscì l’articolo e allora non potevo immaginare la svolta che avrebbe prodotto nella mia vita. Mi scrisse e telefonò un numero interminabile di persone da tutta Italia, persino un carcerato oppresso dal grigio mondo che osservava dietro le sbarre. Tutti erano animati dalla voglia di fare qualcosa di utile e concreto per la propria vista.

Alcune persone avevano conservato l’articolo e si presentarono mesi e anche anni dopo.

Fu una promessa agli altri, un forte senso del dovere, un amore per la scienza e la ricerca che segnarono in quei giorni il mio cammino. Proposi al Prof. Sambin, che allora si occupava di percezione all’Università di Padova, una tesi sperimentale sull’argomento e lui accettò.

La ricerca durò otto anni e coinvolse 800 soggetti sperimentali. Non sapevo ancora che quegli esercizi, messi a punto con disegni eseguiti a mano e trasformati in eliocopie per consegnarli alle persone, sarebbero diventati in trent’anni il Metodo Zandonella.

Oggi l’equipe si è arricchita di tre oculisti, due psicologi, un optometrista e un contattologo. Il metodo è utilizzato da centinaia di persone e diffuso dai rieducatori abilitati.

Mi sento ancora la ragazza a testa in giù nelle foto dell’articolo: piena di forza, di voglia di esplorare e con il corpo capovolto. La testa a terra e i piedi in aria per poter vedere il mondo alla rovescia e permettermi di ribaltare, almeno per i pochi minuti della posa, le radicate convinzioni di un mondo scientifico rigido e un po’ vecchio.

Ho sempre ritenuto che quando ciò che hai studiato non spiega più i fatti che osservi, non puoi costringere la realtà ad adattarsi alle tue convinzioni, ma devi avere il coraggio di cambiare modello di riferimento.

Questo è quello che abbiamo fatto e stiamo continuando a fare con la mia equipe. Esaminiamo e osserviamo il meglio possibile le persone da riabilitare, proponiamo gli esercizi, ricerchiamo soluzioni correttive e gioiamo insieme ai pazienti dei risultati.

Ora voglio ringraziare te, caro lettore, per l’interesse e la pazienza che hai dimostrato in questi anni. Senza la tua presenza, la tua voglia di metterti in gioco e provare gli esercizi, talvolta superando i tentativi del tuo specialista di scoraggiarti, non sarei riuscita ad arrivare fino a qui.

Ci sono stati momenti in cui davvero non sapevo dove stavo andando, ma sentivo forte la spinta a proseguire. Ora so dove sono arrivata e sarò felice di esportelo nel libro che uscirà in autunno e che racconterà il metodo.

Ti chiedo ancora un po’ di pazienza perché l’impegno è grande ma non dovrai aspettare a lungo.

Per me i tuoi occhi, con i loro difetti, i disallineamenti, la fatica a mettere a fuoco, la retina fragile e i cristallini opachi sono sempre e comunque un dono prezioso, che mi ha permesso di capire.

Grazie

Cristina Zandonella