La floriterapia nella rieducazione visiva

“Gli occhi sono la finestra dell’anima” Potremmo aggiungere: sono lo specchio di quello che sta dentro di noi, esprimono il nostro essere interiore e ci consentono di condividere tante cose.
Tutte le emozioni vengono espresse attraverso gli occhi: l’amore, l’odio, la paura, la sfiducia. Gli occhi non mentono mai. Attraverso di loro accettiamo, rifiutiamo, accarezziamo e persino feriamo. Sono la parola della nostra anima.
Data questa premessa, possiamo considerare gli occhi come un organo che ci serve solo per vedere? Un pezzo a sé stante del nostro corpo che si ammala in maniera irreversibile?

L’occhio convive con il cervello, la mente e potremmo dire anche con il cuore.

  • La correzione ottica mette il soggetto in grado di vedere.
  • La rieducazione visiva considera anche la visione interiore della persona e aiuta il paziente a vedere meglio e a “guardarsi” in profondità. E in questa esplorazione del collegamento occhio-mente-emozione, che sarà diversa per ognuno in quanto ognuno ha la sua storia, la floriterapia può essere utile.

Edward Bach nel suo libro “Guarisci te stesso” (Ed. Nuova Ipsa editore) ci ricorda che: “La malattia è, nella sua essenza, il risultato di un conflitto tra l’Anima (spirito) e la mente (Psiche) e non sarà mai estirpata senza uno sforzo spirituale e mentale. Tali sforzi, se fatti correttamente e con giudizio, possono guarire e prevenire la malattia sopprimendone i fattori di base che sono la causa principale.
Qualunque sforzo diretto soltanto sul corpo, non può che riparare superficialmente il danno causato dalla malattia, ma questa non è la guarigione, poiché la causa è sempre operante e può in ogni momento manifestarsi sotto altra forma.”

Anche se la letteratura è ricca di testi che propongono formule floreali standard per ogni problema o disturbo, non ci sono “ricette” valide per tutti. I sintomi possono essere comuni, ma ognuno di noi ha un modo assolutamente unico di viverli. Nella floriterapia non guardiamo soltanto il sintomo e come la persona vi si rapporta, ma anche chi sta soffrendo “in profondità”.

Pertanto è assai improbabile che a due individui miopi vengano prescrittii gli stessi fiori. Potrebbero avere in comune uno dei fiori che lavora gli stati di paura, ma il resto sarà una combinazione tra l’emozione attuale della persona, il suo vissuto e i tratti della personalità.

Noi siamo la nostra storia. Quindi non vi stupite se il vostro terapeuta o rieducatore indaga sul vostro passato. A volte i traumi, anche quelli infantili, lasciano tracce o “messaggi” nel sistema visivo. Durante il percorso di rieducazione possono emergere dal più profondo dei contenuti che fino a quel momento ci tenevamo nascosti. La rimozione interviene in certi momenti della nostra biografia per consertirci di sopravvivere, di superare quel momento di difficoltà.

All’improvviso cominciamo a capire, a dare risposta ad alcune domande che fino a quel momento non ci ponevamo nemmeno. Iniziamo a vedere e a vederci come realmente siamo. Questi cambiamenti, fanno sorgere in noi delle emozioni, alcune mai provate, altre semplici “dejà vu” mai elaborati ed è proprio in questi frangenti che i fiori possono darci il loro supporto.

La floriterapia ci accompagna attraverso i meandri dell’anima, ci aiuta a percepire la nostra bellezza interiore e dona ai nostri occhi la possibilità di vedere con maggiore chiarezza la realtà che ci circonda.

Valuteremo i difetti di rifrazione (miopia, ipermetropia e astigmatismo) da tre diversi punti di vista:

  1. il primo strettamente organico
  2. il secondo collegando il disturbo alla sfera emozionale o mentale
  3. il terzo da un punto di vista floriterapico.

In quest’ultimo considereremo soltanto il fiore o i fiori che lavorano l’emozione legata al disturbo. Quelli relativi alla personalità, al vissuto e allo stato d’animo attuale, non possono che essere diversi da persona a persona.

E’ molto frequente trovare anomalie di rifrazione combinate tra di loro, ad esempio, una persona miope e astigmatica allo stesso tempo, ecc. In questi casi, i fiori possono essere quelli corrispondenti ad entrambi i difetti oppure, in base alla loro intensità e disparità, il terapeuta può scegliere insieme al rieducatore di trattarli uno per volta.

Esiste un  fiore del sistema californiano che inserisco in qualunque formula accompagni il lavoro di rieducazione visiva: Queen Anne’s lace (Daucus carota o carota selvaggia).
Se osserviamo attentamente la particolare segnatura di questa pianta, possiamo vedere come la maggior parte delle sue radici sono molto simili ai fotoricettori, cellule fotosensibili che si trovano nella retina, chiamate anche coni e bastoncelli. Quest’essenza oltre che rinforzare queste cellule, su un piano emotivo, si usa nelle persone chiuse, rigide di pensiero. Individui che non vedono quello che non vogliono vedere perché mettersi in discussione, a volte, può essere doloroso.

Lola Perez