Metodo

Vista ed emozioni

Quando tenevo i primi corsi di rieducazione visiva negli anni ’80, mi stupiva constatare quante persone decidessero spontaneamente di impiegare tempo ed energia alla cura dei loro occhi.

Con la curiosità della ricercatrice cominciai a rivolgere domande ai pazienti per inquadrare il disturbo visivo nel più ampio contesto della loro vita. Ho gradualmente iniziato a collegare episodi traumatici a repentini cali di vista o all’insorgere di nuove patologie. Il mio interesse spingeva i pazienti ad aprirsi e raccontarmi dell’altro. Così ho potuto studiare ed esplorare le emozioni profonde che si nascondono dietro a ciascun disturbo.

Più approfondivo la ricerca più riscontravo similitudini in pazienti affetti dalle stesse patologie. Come un linguaggio criptico degli occhi che si svelava strada facendo.

Quando interpretavo i messaggi nascosti dietro un disturbo visivo la persona era sollevata e grata e così ho capito come mai si può preferire una strada più lunga e un po’ impegnativa a rapide soluzioni.

Le persone vogliono capire cosa accade alla loro vista più di quanto immaginiamo. Vogliono sapere quali forze le hanno portate al loro stato e provare a dialogare con gli occhi per trovare la soluzione. Ciò che più temono è il peggioramento incontrollato e la cecità, perché rappresenta la fine di questo dialogo.

Avvertono in qualche modo che un pesante fardello di emozioni trattenute accompagna il loro problema visivo. Non vogliono solo eliminare il problema, ma anche liberare le emozioni e lasciare che i loro occhi indichino la strada della soluzione.

Da questa esperienza clinica è nata la formulazione di un protocollo terapeutico per evocare e elaborare le emozioni rimosse entrate in gioco all’insorgere del problema visivo. Gli esercizi visivi sono l’amorevole dialogo con gli occhi, la pratica terapeutica il contenitore delle emozioni che devono esprimersi e rinnovarsi prima di poter vedere.