Metodo

Faq

Faq

1. Perché non mi hanno mai detto che esisteva questa possibilità?

Questa è la domanda che mi viene rivolta più frequentemente.

Non c’è una risposta logica, la rieducazione visiva esiste da quasi cento anni e ancora l’oculista fa fatica a parlarne. Il fisiatra programma la rieducazione motoria o l’intervento del logopedista per rieducare il linguaggio, il neuropsichiatra propone esercizi di lettura, di memoria, di organizzazione delle conoscenze per i disturbi dell’apprendimento. Per la funzione visiva è esattamente lo stesso: in moltissimi casi è utile una rieducazione. Gli occhi rispondono agli esercizi, come tanti altri organi, e migliorano la loro visione.

2. Alla mia età è ancora possibile migliorare?

Il paziente più anziano che ho riabilitato aveva 87 anni. È stato contento e ha eseguito le sue pratiche meglio di tanti giovani. Per fortuna talvolta con gli anni rafforziamo la volontà e la determinazione, una maggiore consapevolezza è più importante dell’elasticità e della prontezza di riflessi. Per ogni età c’è un appropriato programma riabilitativo che tiene in considerazione il disagio più rilevante e l’obiettivo pratico della persona da trattare. La solida motivazione, che l’adulto spesso presenta, facilita infine il risultato.

 3. Gli esercizi sono difficili da eseguire?

Gli esercizi sono semplici e negli anni sono stati ulteriormente semplificati per permettere a chiunque di eseguirli a domicilio. Non sono necessari complicati strumenti diagnostici o riabilitativi. Una volta appresi in studio col rieducatore, gli esercizi si praticano con poche tavole, un po’ di luce e tranquillità. Un ragazzino, dai tredici anni in poi può eseguirli da solo, prima ha bisogno di essere assistito da un adulto.

L’unica vera difficoltà consiste nel reperire i due elementi fondamentali per una buona riuscita: lo spazio e il tempo.

 4. Se poi smetto gli esercizi perdo il risultato raggiunto?

Quando la terapia è finita il risultato si mantiene spontaneamente. Gli occhi preferiscono un buon equilibrio e, una volta raggiunto, tenderanno a non ostacolarlo. Alle volte rivedo pazienti che dopo anni, pur non praticando più gli esercizi, continuano a migliorare naturalmente.

Perché questa situazione ideale si verifichi bisogna che la persona abbia veramente concluso il percorso e che non subentrino nuovi fattori di disequilibrio rilevanti quali una malattia o un periodo prolungato di stress. Gli esercizi visivi in ogni caso restano un bagaglio personale che ognuno può recuperare e riprendere in qualsiasi momento di debolezza. O anche semplicemente per il piacere di farli e di prendersi cura di sé.

 5. Che cos’è che non voglio vedere?

Non c’è nulla che io non voglia vedere, più probabilmente c’è qualcosa che non posso vedere. Non sono più in grado perché:

  • quello che ho visto è già abbastanza
  • avrei bisogno di raccontare a qualcun altro ciò che ho visto
  • gli altri non credono a ciò che ho visto
  • io dubito di quel che vedo
  • i miei occhi sono troppo pieni di immagini.

Allora rilassiamoci, lasciamo perdere questa inutile domanda che ci causa solo tormento, e proviamo a proporre ai nostri occhi qualche immagine bella.