Lesione al nervo ottico: un macigno spazzato via dal cuore

Alberto è un bambino allegro e fantasioso di sei anni.

Ama correre e saltare, disegna le persone con grandi occhi, segno della curiosità con la quale guarda il mondo, gli stessi occhi attenti coi quali scorge un aereo in cielo quando è ancora un invisibile puntino e coi quali tra cento tasselli di un puzzle trova subito l’unico che si incastra perfettamente.

Sarà per questo che sapere che da un occhio non vedeva bene ci ha colti assolutamente di sorpresa, oserei oggi dire “impreparati”.

Non ci eravamo mai accorti di niente, la maestra non si era mai accorta di niente, la pediatra non si era mai accorta di niente e lui non ci aveva mai detto niente.

O forse no, forse dei segnali c’erano stati, ma noi non eravamo preparati a coglierli.

Il fatto che amasse correre e saltare anziché colorare era normale perché era un maschio e si sa che sono più dinamici e fisici, o forse quelle immagini che sparivano quando guardava il foglio “rovinavano” il gioco del colorare.

Il fatto che dopo due minuti che faceva i compiti si lamentasse che era stanco e che faceva fatica per noi era normale: quale bambino non fa storie quando deve studiare? O forse il rifocalizzare in continuazione le immagini lo stancava troppo.

Il fatto che a scuola la luce che entrava dalla finestra gli desse fastidio era normale: quale bambino non è accecato dalla luce diretta? O forse con la sua patologia i suoi occhi sono più sensibili.

Il fatto che si distraesse in classe e ogni tanto si girasse a parlare con il compagno era normale: in prima elementare i bambini ci mettono un po’ a capire le regole e concentrarsi. O forse dopo un po’ che fissava le immagini aveva bisogno di defatigare gli occhi e quindi smetteva di lavorare e faceva altro.

Forse Alberto ci ha comunicato il suo disagio, ma noi non siamo stati in grado di vederlo, né ci è mai venuto in mente di fargli delle domande specifiche, a cui oggi il bambino risponde in maniera precisa e appropriata.

Alberto ha una lesione del nervo ottico e, dopo vari esami, ci è stato comunicato che “non c’è niente da fare”.

Quelle parole ci sono arrivate addosso pesanti come un macigno e solo l’incapacità di un genitore di arrendersi all’evidenza dei fatti ci ha fatto cercare strade diverse e alternative, che ci hanno portato alla dottoressa Zandonella.

Questa persona speciale ci ha insegnato a capire il mondo di Alberto, le sue difficoltà, e ci ha dato gli strumenti per potenziare il suo occhio, farlo lavorare al meglio e integrare il lavoro dei due occhi insieme.

Gli esercizi di riabilitazione visiva, che facciamo ogni giorno con militaresca costanza, hanno trasformato quel macigno in un mucchio di sabbia spazzato via dai nostri cuori con la leggerezza di un sospiro.

La lesione al nervo ottico c’è ancora e ci sarà per sempre, anche Alberto è il bambino di sempre allegro e giocoso, però oggi riesce a leggere senza che gli venga mal di testa, la macchia nera davanti al suo occhio è diventata più piccola, le immagini non scompaiono più e questo migliora la sua concentrazione a scuola e ama leggere libri sulla natura.

Forse per curare la lesione al nervo ottico “non c’è niente da fare”, sicuramente abbiamo potuto fare molto per dargli una migliore qualità della vi(S)ta!

Grazie di cuore…

Federica Monchiero (mamma di Alberto Grimaldi)