William Bates, il padre della rieducazione visiva

William H. Bates nasce nel 1860 a Newark nel New Jersey da una famiglia cristiana benestante. Si laurea in medicina nel 1885 a New York.

Inizia la sua attività di oculista a New York nel 1886. Per 10 anni esamina circa 30.000 pazienti all’anno e, osservando con curiosità e attenzione il loro comportamento visivo, comincia ad avere i primi dubbi sull’esaustività delle teorie oftalmologiche ortodosse.

Alcuni casi guariscono spontaneamente, altri peggiorano inspiegabilmente ed altri ancora passano da uno stato refrattivo ad un altro. Bates non può fingere di non vedere e formula ipotesi e congetture nuove sull’eziologia dei disturbi di vista che lo portano ad intraprendere i primi esperimenti di laboratorio.

Nel 1896 si ritira dall’attività ospedialiera, rinunciando ad una pratica chirurgica e oftalmologica altamente remunerativa per dedicarsi completamente al lavoro sperimentale iniziato negli anni precedenti.
I risultati di laboratorio lo portano alla formulazione di una nuova teoria sull’accomodazione e sui difetti di rifrazione fondata su una concezione dei disturbi di vista rivoluzionaria.

Nel 1907 Bates torna al Harlem Hospital come medico assistente e vi rimane fino al 1922; a testimonianza del suo cambiamento di pensiero scrive nel 1919, “The Cure of Imperfect Sight by Treatment Without Glasses“, libro in cui afferma le sue nuove idee nel campo dell’oftalmologia ed espone, a sostegno, i risultati dei lavori sperimentali e dell’osservazione clinica condotta per tutto l’arco dell’esercizio della professione.

L’intera opera viene dapprima rigettata, poi completamente ignorata dalla letteratura medica oftalmologica.
Vittima di una mente troppo lungimirante e di una fede estrema nella ricerca della verità, il Dott. William H Bates muore nel 1931 ricordato dai suoi pazienti che ne riconoscevano la vocazione professionale e perseguitato dalla classe medica americana che lo aveva radiato dall’Ordine a causa delle sue idee antiortodosse.

L’eredità di Bates

  1. Variabilità dei vizi di refrazione: Bates fa notare che secondo l’oculistica classica l’occhio è come una macchina perfetta che lavora con regolarità e precisione senza risentire dello stato nervoso e fisico della persona, delle caratteristiche dell’oggetto osservato, del tipo di illuminazione e della gradevolezza dell’ambiente. Egli ritiene invece che nessuno stato refrattivo possa essere considerato veramente permanente.
  2. Teoria sull’accomodazione: Bates mette in discussione la teoria classica sull’accomodazione formulata da Helmholtz e ipotizza un cambiamento di forma di tutto il globo oculare per azione dei muscoli oculomotori. Gli errori di refrazione e la presbiopia non sarebbero dovuti ad un cambiamento organico della forma del globo oculare o della costituzione del cristallino, ma piuttosto a un disequilibrio funzionale, quindi curabile, nell’azione dei muscoli che circondano l’occhio.
  3. Il concetto di mental strain: Bates si domanda dove abbia origine questo comportamento anomalo dei muscoli estrinseci del globo oculare e lo descrive come uno sforzo di vedere. Egli osserva che se la tensione si allenta, i muscoli lavorano normalmente e scompare anche il vizio di refrazione. L’acuità visiva dell’uomo è soggetta a continuo peggioramento non tanto per un incremento dell’attività visiva da vicino, quanto per il continuo stato di tensione mentale a cui la persona civilizzata è sottoposta (la maggior parte dei sistemi educativi, secondo Bates, trasmettono l’idea che far bene qualcosa, avere successo, richieda sforzo). Il bambino impara così a sforzarsi sia nell’apprendere che nel vedere. In realtà, per gli occhi è naturale vedere come per la mente è naturale apprendere. E i pensieri carichi di ansia, prodotti da una mente nervosa, alterano la naturale funzionalità visiva: trasmettono precisi impulsi motori all’occhio che modificano la forma del bulbo e la sensibilità della retina.
  4. Il rilassamento: come il pensiero agitato è in grado di alterare i processi fisiologici del corpo e il normale svolgersi della funzione visiva, così attraverso un pensiero cosciente è possibile ripristinare le condizioni normali degli occhi. Per ritrovare quel modo d’essere in cui la funzione visiva si svolge naturalmente, senza sforzo né affaticamento, è necessario un processo di consapevolezza dei pensieri disturbanti e dei meccanismi fisici alterati.